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Sui
declivi
meridionali del monte Albano, si erge in
tutta la sua modestia, il paesino di Vinci,
che gode di fama internazionale
grazie al genio di Leonardo.
In
realtà, il grande pittore, architetto e
scienziato vide la luce nei dintorni, in una
piccola frazione,
Anchiano, dove si può visitare la
casa appartenuta alla madre Caterina,
contadina sedotta da ser Piero, notaio che
comunque non abbandonò il figlio
illegittimo. Ne curò l’istruzione ed
assecondò il naturale talento iscrivendolo
alla Scuola di pittura di Andrea del
Verrocchio, a Firenze.
Nel
capoluogo toscano, sperimentò tecniche
sempre più raffinate nell’ambito della
pittura, scultura, oreficeria e restauro
finché le gelosie suscitate ed il desiderio
di offrire i suoi servigi di ingegnere
civile e militare, artigliere ed idraulico a
Ludovico il Moro, non lo portarono a Milano.
Presso la Corte degli Sforza, rimase
vent’anni, durante i quali progettò piani
di bonifica e di sistemazione urbanistica;
affrontò problemi di statica edilizia; compì
studi di botanica, anatomia, matematica,
meccanica ed ottica con rigore sistemico.
Leonardo
fu “omo senza lettere”, abilissimo nel
disegno e nella progettazione di opere che
non trovarono mai realizzazione. Purtroppo,
tanti documenti sono andati perduti.
A
Vinci, nel Museo allestito nelle sale del
Castello dei Conti Guidi, si possono
ammirare
disegni
e modelli di macchine ideate da Leonardo,
precursore di tante conquiste della tecnica
moderna. Strumenti bellici, leve, mezzi di
locomozione, applicazione del campo visivo
alle lenti ottiche,
macchine per volare, strumenti
nautici, sono una realtà che appassionano
grandi e piccini. Nella nuova sede museale
voluta dall’Amministrazione locale, si
potranno illustrare altri progetti,
considerati pure utopie in pieno Umanesimo;
ad esempio, il ponte sul Bosforo, lungo 300
metri ed elaborato per il sultano Baiazet II
su principi piuttosto esatti. Altri aspetti
interessanti: rilievi e misurazioni che sono
alla base della moderna cartografia, nonché
i piani di difesa e deviazioni delle acque
per città come Venezia, Firenze e Pisa.
Il
Museo è stato inaugurato nel 1953. Nella
sala del camino, si ammira una splendida
terracotta della Madonna
col Bambino di Giovanni della Robbia.
All’esterno del Castello s’impone, in
tutta la sua grandezza, la scultura di Mario
Ceroli, ispirata agli studi leonardeschi ed
universalmente conosciuta come l’Uomo
di Vetruvio.
Al
piano inferiore, l’attenzione si posa
soprattutto sui macchinari bellici: scala
d’assalto, cannone a mitragliera,
prototipo di carro armato. Non meno
interessanti sono gli strumenti di
precisione per misurare il tempo, il grado
di umidità nell’aria, la velocità del
vento. Al piano superiore, colpisce il
modello di bicicletta in legno che si
suppone realizzato da un allievo su disegni
originari del Grande Maestro.
Leonardo
ebbe, come si sa, un’autentica passione
per il volo. Il mezzo con cui compì i primi
esperimenti partiva dalla conoscenza diretta
di ossa e ali di uccelli. I suoi tentativi,
però, non poterono andare al di là delle
buoni intenzioni. Difficile per l’uomo
librarsi in aria imbracato com’era tra
assi di legno e cinghie di cuoio, anche se
la tecnica di allora è alla base del
parapendio di oggi. Di facile applicazione
invece gli sci per galleggiare sull’acqua,
confezionati con pelli di animali e riempiti
d’aria, esattamente come il salvagente,
altra invenzione pratica del geniale
Maestro.
In
Piazza della Libertà troneggia il cavallo
di bronzo che Nina Akamu ha realizzato
rispettando fedelmente i disegni di
Leonardo, che non era mai andato al di là
del modello in creta, a grandezza naturale,
sparito senza lasciare traccia nel 1501.
Risale
al 1928 l’inaugurazione della Biblioteca
che raccoglie tutte le pubblicazioni
inerenti alla figura ed alle opere di
Leonardo. Omaggio dovuto “ a cotanto
illustre cittadino” secondo il pensiero
dell’ideatore e fondatore Roberto
Martelli, ben 128 anni prima.
La
visita è stata guidata nell'ambito
della BTS 2003 di Montecatini Terme dalla
Apt Terra del Rinascimento.
Emma
Viscomi
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