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Evento
eccezionale e unico, coordinato da MondoMostre e reso
possibile dal sostegno di Arcus, Enel, BNL BNP Paribas,
Ferrero e Air France, che celebra il patrimonio
storico-artistico italiano in occasione del 150°
anniversario dell'Unità d'Italia.
Sono tornati alla Galleria
Borghese per la prima volta dopo 200 anni, 60 opere illustrie come il
Vaso Borghese, con scene dionisiache, l’
Ermafrodito dormiente, restaurato da un giovanissimo
Bernini, il Sileno e Bacco bambino, Le
tre Grazie e il celebre Centauro cavalcato da
Amore, che mai prima d'ora avevano lasciato il Museo
parigino.
Per quattro mesi la Galleria
Borghese ospita i capolavori della più grande e importante
raccolta di antichità esistente al mondo, restituendo alla
collezione formata dal cardinal Scipione Borghese all'inizio
del Seicento la sua sede d'origine: le opere si
ammirano negli stessi alloggi che avevano prima di essere
vendute.
Il patrimonio
archeologico dei "marmi Borghese", oggi gloria classica del Louvre, costituisce una delle più "sensazionali vendite mai
avvenute". Nel 1807 Camillo Borghese, marito di Paolina
Bonaparte, accettò di vendere 695 pezzi tra statue, vasi e
rilievi alla Francia per volontà del cognato Napoleone, che
perseguiva il proposito autocelebrativo di dotare la
capitale del suo impero del museo pubblico più importante
delle arti universali, il Museo del Louvre, già Musée
CentraI des Arts, che tra il 1803 e il 1815 prende il nome
di Musée Napoléon.
Incaricato dal Bonaparte di
stimare la collezione Borghese in vista del suo acquisto,
Ennio Quirino VIsconti, antiquario di fama, fu il
responsabile dell acquisizione più importante della storia
delle raccolte d'arte antica del Louvre. L'idea che animò il
progetto è espressa bene da Denon, direttore dei Musei
imperiali, che sapeva come blandire l'orgoglio
dell'imperatore. In tutte le lettere che gli invia sull'
argomento non trascura mai di associare le belle arti al
prestigio imperiale: "il secolo di Napoleone deve essere il
secolo delle belle arti come è quello deglieroi", scrive
all'imperatore, "il più potente protettore delle belle arti,
primo sovrano d'Europa". La scelta privilegiata dell' arte
antica doveva dunque contribuire al prestigio
dell'imperatore che si dichiarava erede della romanità. Era
nelle intenzioni di Visconti e Denon scartare le opere
"moderne" nella convinzione che solo l'arte antica potesse
arricchire la scienza e formare il "vero gusto". La volontà
di Napoleone di acquisire la collezione Borghese risponde
alle aspettative scientifiche dell' antiquario Visconti di
favorire il progresso della scienza (attraverso lo studio
delle opere acquisite), di contribuire alla formazione degli
artisti attraverso lo studio dei modelli antichi, ma
soddisfa anche il gusto del pubblico e contribuisce dunque
ad affermare l'identità dei cittadini e dell'imperatore come
eredi della classicità.
Le opere partirono per
Parigi in due fasi ben documentate dai materiali conservati
presso gli Archivi nazionali di Parigi e la Biblioteca di
Besançon. Le opere più belle partono immediatamente con due
convogli via terra; la seconda parte, che doveva essere
inizialmente trasferita via mare, raggiunse il Museo solo
nel 1811 con un trasporto anch' esso via terra, reso
possibile dall'intervento del commissario francese,
Pierre-Adrien Pàris, nominato dal Ministro francese dell'
Interno e incaricato dell' imballaggio e della spedizione
degli oggetti acquisiti.
Il valore commerciale dei
pezzi calcolato inizialmente da Visconti è di circa 6
milioni di franchi ma la somma finale che viene pattuita
effettivamente per la vendita risulta di 13 milioni di
franchi. Tale incremento di prezzo, che raddoppia in meno di
un anno dalla valutazione alla firma del contratto di
vendita, si spiega con alcune considerazioni. Per prima cosa
il principe Camillo non ha alcuna fretta di vendere e dunque
deve essere incoraggiato a compiere l'operazione, inoltre
nel prezzo della vendita sono da considerare le eventuali
operazioni di restauro dopo gli invasivi interventi per la
rimozione delle sculture e dei rilievi dall' architettura
della Villa. La somma pattuita viene di fatto solo in parte
corrisposta: dei 13 milioni di franchi ne sono versati 8, la
cifra restante sarà solo parzialmente coperta dalla cessione
del feudo di Lucedio, presso Vercelli in Piemonte, dove
Camillo si trasferisce come governatore generale dei
dipartimenti transalpini dell'impero francese.
La formazione della raccolta
Borghese di antichità si deve al cardinale Scipione
Borghese, nipote di Paolo V, che acquista, a breve distanza
di tempo, due collezioni: la prima nel 1607, quella di Lelio
Ce oli, collocata nel palazzo eretto dal Sangallo in via
Giulia; subito dopo, nel 1609, si assicura quella formata
dallo scultore Giovanni Battista Della Porta. A questi due
primi nuclei si aggiungono ben presto altre opere di
straordinaria importanza, acquisite da altre collezioni o
pervenute attraverso ritrovamenti fortuiti.

Le sculture, inizialmente
destinate alla residenza in Campo Marzio e a quella di
Borgo, nonché alla villa sul Quirinale, furono ben presto
trasferite, quasi per intero, nella villa suburbana,
completata nel 1613 e
concepita dal cardinale appositamente per 1'esposizione
delle sue collezioni di pittura e scultura. L'importanza
delle sculture negli intenti decorativi del nuovo edificio
appariva evidente fin dall' esterno della palazzina: le
statue e i rilievi costituivano il prezioso ornamento delle
facciate e scandivano il disegno dei viali e dei piazzali
antistanti la "Villa Burghesia" .
Il compendioso catalogo
Skira completa il “cammino” attraverso pezzi della nostra
storia, questa volta venduta e non rapita dal “soldato di
Aiaccio”, da quel Napoleone Buonaparte che per più di un
decennio fu l’astro nascente dell’impero francese.
Guerrino Mattei
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