Diretto da Guerrino Mattei

 

GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA DI ROMA

"Mario Schifano (1934 - 1998)"

Antologica di un grande contemporaneo

11 giugno - 28 settembre

Mario Schifano, collez. privataLa Gnam (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), a dieci anni dalla scomparsa del maestro Mario Schifano, ha ritenuto di dover rendere omaggio a uno degli artisti più complessi e importanti del secondo dopoguerra italiano attraverso una mostra che privilegia una visione d’insieme della sua opera.

La rassegna in cartellone dall ’11 giugno al 28 settembre 2008 comprende circa settanta dipinti, cronologicamente distribuiti attraverso i quattro decenni di attività dell’artista. La scelta ha voluto indicare i lavori germinali e rappresentativi di ogni ciclo, una sorta di esempio poi ripetuto in infinite varianti nel corso del tempo. Ne emerge una straordinaria varietà di temi, spesso legati alla storia e all’attualità che si traduce per il pubblico in una spettacolarità continuamente rinnovata.

“Mario Schifano (1934-1998)”, titolo della rassegna,  esalta  la straordinaria figura di un pittore  che ha improntato di sé l’arte  italiana per quasi un quarantennio. I monocromi dei primi anni Sessanta, la scelta di soggetti, temi e icone che lo hanno accomunato alla Pop Art e la sperimentazione tra pittura e fotografia degli anni Settanta, il felice ritorno alla pittura nei cicli degli anni Ottanta e Novanta, hanno fatto di Schifano un artista a tutto tondo, riferimento nel panorama italiano sia per i suoi colleghi che per un pubblico larghissimo e ben più vasto di quello solitamente composto da critici, storici, collezionisti e appassionati.

Il precoce successo di Schifano negli Usa negli anni Sessanta è infatti continuato in Italia, dove l’interesse per l’artista si è mescolato con quello per l’uomo e le sue vicende personali legate al clima del momento, allo scandalo e al suo furore creativo.

Inoltre è presente una sezione di circa 50 disegni, selezionati tra i moltissimi fatti da Schifano, che consente di riflettere sui modi più “intimi” di costruzione e di progetto del lavoro e una sezione dedicata alle fotografie e ai film che nell’ambito del difficile rapporto tra pittura e altri media nei primi anni Settanta, presenta la soluzione convincente e originale fornita dall’artista

La mostra, promossa dalla Soprintendenza alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna in collaborazione con l’ “Archivio Schifano” è curata da Achille Bonito Oliva che, durante l’inaugurazione, ha intrattenuto i  giornalisti presenti alla conferenza stampa con aneddoti sulla sua amicizia con l’artista: “il mio nemico più intimo che quando morì non sapevano se fare le condoglianze a me o alla vedova”.

Al centro del percorso espositivo vi è ricostruita la grande sala da pranzo dipinta per gli Agnelli proprio nel ’68. In tempi di contestazione e tensioni sociali, il pittore maledetto che dipinge per i principi del capitalismo italiano è la perfetta sintesi di una personalità costruita anche sulle contraddizioni.
Dal 17 ottobre al 1 febbraio 2009, la mostra sarà a Milano (Accademia di Brera e Fondazione Stelline) per spostarsi poi a Saint-Etienne da febbraio ad aprile.

Il catalogo, edito da Electa, è ricco di contributi che raccontano di decennio in decennio il rapporto tra vita e pittura di Mario Schifano. Una preziosa antologia di testi e articoli sull’artista chiude la pubblicazione.

Alcune interrogazioni sull'arte e sul mercato che vengono manovrati sono d'obbligo, soprattutto per un artista "chiacchierato" in vita e "falsificato" dopo. Quando un pittore muore la sua produzione si ferma? Chi dopo di lui in coscienza è in grado di discernere il vero dal falso? Quanto seguita a speculare il mercato rimpinguando le piazze di falsi? Come ci si "para" da un'opera pagata per vera (vera  come quelle che venivano "strappate" dalle mani dell'artista nel suo studio) da qualcuno che autorevolmente dice: "secondo me è vera", oppure, "è falsa".

Non possiamo rispondere se non appellandoci allo scremare del tempo, alla sensibilità artistica di chi compra e all'onestà di chi vende. Un altro sistema c'è: distinguere il bello dal brutto e fare un' amnistia generale senza dover ricorrere ad "expertise"  nella quale spesso  si valuta più il denaro apportato che l'autenticità dell'opera.

Questo va detto per tutti coloro che ancora ogMario Schifano, collezione privatagi vogliono fare un affare investendo su un'opera d'arte. Un'opera più è unica e più vale. Più è povero il mercato e più c'è richiesta, e così via.

Schifano era un grande artista da noi apprezzato e conosciuto: siamo sicuri però che anche lui stenterebbe a riconoscere un suo lavoro se non dalla firma che, per quanto imitabile,  perde, se non originale, grinta e personalità.

Guerrino Mattei