Diretto da        

  Guerrino Mattei  

    

 

 

 

 

ROMA - PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

Il Guggenheim

L’avanguardia americana

1945 -1980

Mark Rothko, Senza Titolo, 1947

Dal 7 febbraio  al 6 maggio 2012

Grazie al The Solomon R.  Guggenheim di New York, museo d’oltre oceano con sedi internazionali, che nel tempo  ha fatto la politica di acquisizione di opere di indiscusso spessore artistico, oggi a Roma è possibile vedere al Palazzo delle Esposizioni dal 7 febbraio al 6 maggio 2012 uno spezzone tematico di questo immenso patrimonio americano raccolto sotto la denominazione di “Il Guggenheim. L’avanguardia americana 1945 – 1980”.

La rassegna, curata da Lauren Hinkson con il fattivo supporto dell’Azienda Speciale Palaexpo,  presenta più di 50 artisti tra cui Jackson Pollock, Willem de Kooning, Mark Rothko, Arshile Gorky, Alexandere Calder, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Andy Warhol, Richard Serra, Kenneth Noland, Chuck Close, molti dei quali sono già passati  precedentemente per le sale di questo palazzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arshile Gorky, Senza titolo, 1944

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jachson Pollock, Senza titolo, 1946

Robert Rauschenberg, senza titolo, 1963Sono opere che illustrano i principali movimenti dell’arte statunitense a partire dal secondo dopoguerra, transitando dall’Espressionismo astratto alla Pop Art, dal Minimalismo al Post-minimalismo, dall’Arte  concettuale al Fotorealismo, prendendo in esame un periodo segnato da sfide radicali alla tradizione consolidata. È una spettacolare selezione di dipinti, sculture, fotografie e installazioni che arrivano dalla rete museale globale del Guggenheim, particolarmente da  New York, Venezia e Bilbao.

L’esposizione prende le mosse dagli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale, quando l’ascesa dell’Espressionismo astratto iniziò ad attirare l’attenzione internazionale su una cerchia di artisti attivi a New York che  iniziarono  ad affermarsi come centro dell’arte moderna.

La mostra è molto bella dal punto di vista organizzativo e tematicamente ben aggregata. Forse con qualche opera  significativamente più conosciuta lo spessore sarebbe stato diverso e più riconducibile alla storia artistica di quegli anni. È pur vero che lavori “minori” di grandi artisti servono soprattutto ad ampliare la loro produzione e conoscenza  fuori dalle icone  con le quali ci vengono sempre presentati.

Nelle prime due sale è illustrata la varietà di approcci con cui le firme alle pareti si sono misurate con l’astrazione nel decennio che segue la seconda  guerra mondiale. La denominazione “Espressionismo astratto” comprende un ventaglio di correnti culturali nell’America di quel periodo che nel loro insieme fecero di New York la capitale dell’avanguardia. Molti degli artisti presenti in rassegna allestirono la loro prima mostra presso “Art of This Century”, l’influente galleria-museo fondata a New York da Peggy, nipote di Solomon Guggenheim che contribuì ad alimentare il dialogo tra gli artisti dell’avanguardia europea fuggiti in America  durante la guerra, e una generazione più giovane di pittori americani tra cui William Baziotes, Arshile Gorky, Robert Motherwell, Jackson Pollock e Mark Rothko, gruppo diventato collettivamente noto col nome di  “Scuola newyorkese”.

La terza sala  espone le nuove tendenze della pittura astratta emerse alla fine  degli anni Cinquanta denominate “Hard Edge”. In quel periodo artisti come Frank Stella o Kenneth Noland abbandonano l’impulso impressionista della scuola di New York e si orientano verso l’esplorazione dei valori fondamentali della pittura (linea, campitura, colore, forma), prediligendo precisione geometrica e assenza di sfumature cromatiche rispetto ai gesti spontanei e vigorosi di artisti come  Pollock o de Kooning.

La sala successiva è interamente dedicata al movimentio della Pop Art, con cui nel corso degli anni Sessanta molti artisti reagirono ai miti della società dei consumi inglobando nel loro lavoro immagini della cultura di massa e sperimentando nuove tecniche di produzione  espressiva ad imitazione o parodia dei metodi industriali, prendendo le mosse  dall’estetica delle riviste e dei manifesti, della pubblicità, del cinema, della televisione, del fumetto. Artisti quali Roy Lichtenstein e Andy Warhol rifiutarono l’estetica spontanea della scuola newyorkese per creare opere ispirate alla logica impersonale della stampa commerciale e della produzione in serie, e leggibili come  celebrazione sfrontata, e al tempo stesso come critica sferzante, della cultura popolare.

 Minimalismo, Post-minimalismo e Arte concettuale, correnti sviluppatesi a partire dagli anni Sessanta, sono il tema della quinta e sesta sezione della mostra. Tra i primissimi collezionisti  che si appassionarono alle opere di questi artisti (Robert Mangold, Robert Ryman, Dan Flavin, Donald Judd) emerge la figura del conte Giuseppe Panza  di Biumo che concentrò nella residenza di famiglia a Varese una delle più importanti raccolte d’arte a livello mondiale di pittura e scultura di quel periodo. In mostra è presente un’importante selezione delle 389 opere della collezione Panza, entrate al Guggenheim nel 1991 -1992.

Inoltre, tra le molte eredità della Pop Art va annoverata la pittura fotorealista di cui il Guggenheim fin da subito promosse l’acquisizione e alla quale è dedicata l’ultima sezione della mostra. Gli artisti che fanno capo a questa corrente, tra cui Robert Bechtle, Tom Blackwell e Richard Estes, ricorrono di norma alla fotografia per documentare le informazioni trasposte su tele di grandi dimensioni, traducendo immagini meccanicamente riproducibili in pitture ad olio realizzate a mano con una precisione estrema.

Nel proseguire un’idea di stretta verosimiglianza presentata con distacco emotivo e nel ricorrere a iconografie legate agli aspetti della vita quotidiana americana, il Fotorealismo manifesta molti  debiti con la cultura della Pop Art. A differenza di quest’ultima, esso non trasmette messaggi ironici o dissacranti, perseguendo al contrario un’obiettività paragonabile alla neutralità meccanica della ripresa fotografica.

Il compendioso catalogo Skira per quanti  “curiosano” con interesse entro  questo periodo diviene strumento prezioso per iconografia e  note sinottiche per una rassegna certamente da non perdere.

Guerrino Mattei