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Diretto
da
Guerrino Mattei
CAMAIORE
- PREMIO LETTERATURA GIALLA
2011
Maurizio de Giovanni vince l’VIII
edizione
Le indagini del
commissario Ricciardi si affermano ne
“Il giorno dei Morti”
2 settembre settembre 2011

Il Premio Camaiore di Letteratura gialla è stato vinto
da Maurizio de Giovanni con "Il giorno dei morti" edito
da Fandango.
Sostenuto dalla Fondazione Città di Camaiore con la
consulenza tecnica dello scrittore Giampaolo Simi il
premio, giunto all’ottava edizione, ha rappresentato per
i suoi vincitori un trampolino di lancio nella
letteratura di genere, alcuni assurti al rango di
scrittori di fama come Giancarlo De Cataldo, Gianrico
Carofiglio, Michele Giuttari.
Il 2 settembre, presso il Teatro dell’Olivo di Camaiore,
si è svolto lo scrutinio della giuria popolare che ha
visto prevalere Maurizio de Giovanni con 39 voti sugli
altri finalisti, Marco Malvaldi con “Odore di chiuso”
edito da Sellerio che ha ottenuto 11 voti, nonostante
fosse il favorito della vigilia, e Marco Cannella con
“Tutto deve crollare” edito da Perdisa Pop che ha
guadagnato un unico voto.
Il vincitore, sorpreso per la netta affermazione, ha
dedicato la vittoria a Napoli, sua città, e ai
napoletani, ringraziando la casa editrice per avergli
consentito di realizzare il quarto giallo che vede
protagonista il commissario Ricciardi.
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Alla cerimonia di premiazione, condotta da Claudio Sottili
con l’ausilio di Giampaolo Simi che ha intervistato i
finalisti, hanno partecipato il direttore generale della
Fondazione Alvaro Marchetti e la presidente Maria Vecoli che
ha rivelato l’intenzione di proporre una sezione aperta agli
scrittori stranieri, considerato il ruolo di preminenza e
visibilità e, perché no, di portafortuna che il premio
Camaiore ha assunto nel panorama dei premi nazionali. Il
vice sindaco Alessya Dini ha rappresentato l’amministrazione
comunale.
Ai finalisti, oltre ai premi in denaro, sono state
consegnate delle opere realizzate dal maestro Giampietro
Cipollini.
La serata è stata allietata dagli interventi musicali del
duo “Lino e Simona” che, per restare in tema, hanno proposto
brani tratti da colonne sonore di famosi thriller, ed ha
avuto come ospite il procuratore aggiunto di Palermo Antonio
Ingroia che ha parlato del suo libro “Il labirinto degli
dei” edito da Il Saggiatore e della sua attività
professionale connotata dalla vicinanza del giudice
Borsellino che ha rafforzato la sua passione per la lotta al
crimine e alla mafia. Ingroia ha confessato di leggere pochi
gialli di autori contemporanei e di preferire i gialli
classici e soprattutto quelli politici di Leonardo Sciascia
che hanno inciso sulla sua formazione giovanile e
contribuito a orientare le sue scelte professionali.
La vicenda raccontata da Maurizio de Giovanni si svolge
nella Napoli del Ventennio, nell’arco di una settimana. Il
commissario Ricciardi non si rassegna ad archiviare la morte
di un bambino come accidentale ed approfondisce le ricerche,
contro il parere di tutte le autorità di polizia. Verrà a
galla un contesto umano degradato dove gli adulti che devono
proteggere la crescita dei bambini affidati alle loro cure
si dimostrano aridi ed opportunisti, perfino il parroco li
sfrutta e li opprime. Ricciardi è l’unico a dimostrare
sensibilità e rispetto per l’infanzia negata e per la morte
e, con pervicace fiducia nel “Fatto” cioè nella sua capacità
di percezione, giungerà, anche attraverso indagini
clandestine, a scoprire la verità aiutato dal suo “dono”
percettivo, restituendo dignità alla morte. Immerso in
un’atmosfera dolente Ricciardi si muove in una Napoli in cui
tutte le vicende personali dei protagonisti sono orientate
alla trepida attesa del Duce; solo il commissario elude la
sua vita privata spinto dall’amore per la giustizia e dalla
pietas per chi prematuramente ha dovuto rinunciare ai suoi
sogni: “una civiltà si qualifica dalla cura per la propria
infanzia” pensa, e si rammarica per la sua città.
Un giallo, in realtà un’indagine di polizia, in un contesto
storico con introspezioni psicologiche, e piccole venature
di rosa.
Marco Malvaldi in “Odore di chiuso” ripropone l’impianto
classico: ambientazione ottocentesca all’interno di un
castello di nobili decaduti nella Maremma toscana, ospite
nel fine settimana il gastronomo Pellegrino Artusi che, con
il suo acume, smaschererà l’autore del delitto avvenuto
nottetempo. Tutti gli ingredienti di Agata Christie,
inframmezzati da qualche ricetta di Artusi e dalle
cognizioni chimiche dell’autore. E anche un piccolo affresco
sulla società di fine ottocento e sui rapporti familiari fra
persone ancorate al loro status sociale ormai sorpassato. Un
libro che si legge piacevolmente d’un fiato.
“Tutto deve crollare” di Carlo Cannella è un romanzo crudo e
realistico. Le pulsioni bestiali, prevaricanti,
affaristiche, dominatrici, sadiche degli esseri umani
esplodono in tutta la loro aberrazione. Un uomo potente e
crudele vive e agisce imponendo un ideale di dominio sulla
sua famiglia e la società attraverso una vicenda che esclude
ogni speranza di redenzione. I protagonisti sono tutti
negativi e spietati, con riferimenti a volte molto espliciti
a personaggi della vita sociale e politica contemporanea.
Una metafora della società che forse meglio si colloca tra
il romanzo sociale e il saggio e fatica a trovare spazio nel
genere del romanzo giallo.
Tania Turnaturi
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